Giubileo dei giovani

Dal 28 luglio al 3 agosto si è tenuto il Giubileo dei giovani. Una settimana di grande grazia e ricchezza in cui il papa ha accolto a Roma oltre un milione di giovani provenienti da circa 146 Paesi del mondo.

Dall’Emilia Romagna un gruppo di 19 dei nostri giovani è partito per vivere questa esperienza e farsi pellegrini di Speranza.

Il nostro Giubileo dei giovani

La partenza

Siamo partiti in un clima di entusiasmo, noi gruppo giovani del Rinnovamento nello Spirito Santo dell’Emilia-Romagna.
Siamo arrivati a Roma nel pomeriggio del 28 Luglio e, dopo aver posato gli zaini e posizionato i sacchi a pelo, ci siamo diretti nella chiesa di S. Giustino Martire a Roma Sud per un momento di preghiera con tutti gli altri giovani del RnS italiani (eravamo ben 206). Una carica partenza per quello che ci aspettava nei giorni seguenti.

Sono molti i disagi che si sono presentati già dalla prima sera, come l’assenza di docce e prese della corrente, il sovraffollamento in metro, la sfida dei buoni pasto e del trovare il cibo…
Ciò non ci ha demotivati perché l’esperienza di stare in presenza di Gesù in tutti i momenti, anche quelli più frivoli, cantare sui mezzi pubblici, poter appoggiare la testa sulla spalla di un fratello o sorella in un momento di sfinimento, gli abbracci, il suono delle chitarre in strada, i sorrisi dei passanti, compensavano il pensiero verso altri bisogni.

Messaggeri di Speranza

E’ stato palpabile l’amore di Dio fin dal primo giorno, quando abbiamo attraversato la Porta Santa nella cattedrale di S. Giovanni in Laterano e, dopo una fila d’attesa affollata e infinita, anche le mura di San Pietro, dove ci attendeva a sorpresa il Papa dopo la Messa di apertura della settimana.

Salutandoci e augurandoci una buona settimana, il Papa ci ha invitati ad essere messaggio di speranza per tutti, camminando insieme nella fede e che il nostro grido deve essere anche per la pace nel mondo.

YAI: i carismatici nel mondo

Nelle due giornate successive abbiamo vissuto lo il festival YAI (Youth Arise International) sul terrazzo della Pontificia Università Urbaniana affacciata su San Pietro, dove si creava una meravigliosa vista della cupola, soprattutto al tramonto.

Un momento di comunione con giovani del Rinnovamento di altre nazioni. Abbiamo ascoltato storie di vita di persone che hanno scelto Gesù dopo essersi perse, ci hanno testimoniato un po’ di speranza, tema di questo Giubileo.
Molti di noi si davano il cambio per tradurre dall’inglese all’italiano e viceversa per rendere possibile la comprensione di tutti.

Abbiamo cantato canti in inglese fino a tarda sera, nel momento di Adorazione in cui l’unica luce puntava su Gesù Eucaristia che risplendeva su di noi lì inginocchiati.

Disarmiamo i cuori

Il quarto giorno abbiamo attraversato nuovamente l’abbraccio di San Pietro per prendere parte al “Festival degli italiani”.
Erano presenti molti altri movimenti come gli Scout, l’Azione Cattolica, i Gen e altri.
Ad attenderci c’erano vari invitati che ci hanno accompagnati con musica e testimonianze fino all’arrivo del Cardinale Zuppi.

Zuppi ci ha fatto riflettere sull’importanza del disarmo in questo contesto di guerra e violenza che rende tutti poveri. E di disarmare anche i nostri cuori.

Poi, non soddisfatti del troppo ballare e cantare, la sera successiva abbiamo fatto l’esperienza del “festival of Unity and Hope” organizzato da Global 33 e Youth Arise; concerto che ha incluso artisti come Padre Rob Galea, Matt Maher, Marco Mammoli e tanti altri ancora.

Finalmente la tanto attesa veglia

Il culmine della nostra avventura è stata la veglia a Tor Vergata.

Man mano che percorrevamo lo stradone a piedi per arrivare lì si vedeva una fila di gente che non finiva mai, è stato il percorso più duro tra tutti, con tanto caldo e confusione.
Confusione di voci e passi, rumore delle cerate che sventolano, la musica che arriva dal palco, a cui possiamo assistere solo dal maxischermo, finché non è giunta sera e quella confusione si è assottigliata bruscamente durante l’Adorazione: un silenzio sconvolgente di milioni di giovani che faceva quasi più rumore di tutto quel pomeriggio messo assieme.

Ma è durata poco perché al termine della veglia sono ripresi i canti e le danze; anche il Papa è sembrato ironico quando ci ha chiesto di riposare.
Molti hanno dormito e non si sono arresi neppure con la pioggia delle 02:30, altri hanno gioito per molto più tempo.

Al nostro risveglio, come a incoronare la fine di quei momenti, c’era un cielo arancio per l’alba che illuminava le coperte termiche e i sacchi a pelo ricoperti di paglia. Quando poi il cielo si è schiarito ha mostrato un arcobaleno, in concomitanza con l’inizio della Messa.

Sono molte le risposte che ha donato il Papa a noi giovani, tra cui come trovare il coraggio di scegliere di fronte a un futuro che ci paralizza. Ci ha lasciati con la consapevolezza che il coraggio per scegliere viene dall’amore di Dio e il dono della vita e la paura lascia spazio alla speranza perché siamo certi che Dio porta a compimento ciò che ha iniziato. Le scelte che danno senso alla vita sono il dono di sé libero; quando doniamo noi stessi così troviamo la felicità.

Benedetta Mosella

TESTIMONIANZE

Benedetta L.

Giubileo giovani 2025, un’esperienza straordinaria che mi ha cambiato la vita: mai avrei pensato di poter vivere in così poco tempo così tante emozioni.  Eppure il Signore ha permesso che tutto ciò potesse accadere.

È la prima volta che faccio un’esperienza di questo tipo, e non nascondo di essere partita all’inizio un po’ timorosa, sia per il fatto di uscire per la prima volta dalla mia zona comfort, sia perché, in quelle circostanze, mi sarei dovuta adattare a qualsiasi tipo di situazione che avremmo incontrato e psicologicamente parlando non ero preparata.

Nonostante ciò, ero comunque fiduciosa che tutta quella fatica ne sarebbe valsa la pena, avrebbe lasciato qualcosa e portato il suo frutto, e così è stato.

Ho vissuto questi giorni di Giubileo insieme al gruppo del Rinnovamento nello Spirito Santo, movimento che sin da piccola frequento accompagnata dai miei genitori. 

Non nascondo che quando partecipavo ai vari ritiri e incontri che esso organizzava, in piccolo o in grande che sia, ho sempre considerato strano il loro modo di pregare e di invocare lo Spirito Santo, ma al tempo stesso ne ero attirata e affascinata, perché vedevo in queste persone qualcosa di più, qualcosa che le contraddistingueva da tutti gli altri, erano felici. 

Partendo da questa osservazione ho sempre chiesto al Signore di aiutarmi nello sbloccarmi un giorno, di non pensare al giudizio degli altri ma di poter vivere quei momenti di preghiera completamente abbandonata a Lui, e durante questo giubileo Dio mi ha dato la grazia di poter provare questa sensazione meravigliosa.

Verso la fine di questa esperienza una ragazza del gruppo con cui ho vissuto il Giubileo mi disse “ti vedo cambiata, hai una nuova luce negli occhi” ed è così che voglio vivere, perché sì, ho incontrato il Signore, l’ho sentito vicino per davvero. 

Se prima le Messe la domenica, le adorazioni eucaristiche e i momenti di preghiera li vivevo in maniera superficiale e forzata, risultando ai miei occhi noiosi, pesanti e privi di alcun senso, ora li riesco a vedere con occhi nuovi, riesco a gustarmeli sentendo vicino a me la presenza del Signore vivo e presente nella mia vita: Lui tutto può, Lui mi ama così come sono, Lui ha parlato al mio cuore.

Inoltre in questi giorni è stato meraviglioso vedere così tanti giovani provenienti da tutte le parti del mondo cantare, suonare, fare festa, vedere i loro volti così raggianti e luminosi mi ha colpito tanto perché tutti loro erano lì, come me, per un solo obiettivo: l’incontro con Cristo.

Marianna

Durante questo giubileo ho vissuto molti momenti importanti e fondamentali, ma quello che mi ha colpito di più è stato durante l’ultima sera. C’era un clima molto teso, era ormai da giorni che il diavolo ci metteva alla prova e dei ragazzi nostro gruppo stavano male. Abbiamo deciso di pregare e affidare quella situazione a Gesù nonostante ci fosse tanta confusione dovuta al dopo veglia  e al milione di ragazzi che cantavano e ballavano. Ci siamo messi in cerchio, prendendoci per mano e ci siamo messi pregare, affrontando queste distrazioni, da cui però è uscito fuori un momento bellissimo e molto profondo, che ci ha uniti e ci ha fatto crescere. Parlando in prima persona devo ringraziare Gesù perché in quel momento dove non avevo né chitarra né trovavo la bibbia mi ha ispirata attraverso lo spirito per condurre insieme agli altri una forte preghiera comunitaria carismatica, anche se piccola. Abbiamo lodato e invocato lo spirito, abbiamo fatto dei canti, lo spirito mi ha indicato dove stava una bibbia e abbiamo aperto la parola, ci ha donato una bellissima parola, che grazie a lui sono riuscita a spiegare, dopodiché abbiamo deciso di alzarci e cantare abbracciati, perché in quel momento c’erano le canzoni del rinnovamento e sempre in quel momento c’era la canzone che c’entrava con quello che ci era uscito. Insomma questo momento di preghiera mi ha fatta crescere, per la prima volta sono riuscita ad affidarmi completamente a lui e dopo quell’atto sono riuscita a pregare ad alta voce, a spiegare la parola essendo convinta di quello che ho detto ed altre cose che non mi sarei mai aspettata di riuscire a fare. È stato un bel momento perché ho visto tutti noi per la prima volta convinti di quello che facevamo, delle parole che pronunciavamo, eravamo tutti molto trasportati e uniti da quel momento che ripeto ci ha fatti crescere molto. Piccolo dettaglio non c’erano neanche i nostri tutor/maggiorenni perché impegnati in altre cose, quindi il fatto di essere riusciti comunque a portare avanti una preghiera comunitaria carismatica è un grande dono.

Giuditta

Questo giubileo per me è stata un’occasione per vivere diversamente, lontana dalle comodità della vita, anche se solo per una settimana. Ho sperimentato cose nuove e ho scoperto cosa significa pregare insieme ad una moltitudine di giovani da tutto il mondo. Vedere un milione di giovani riuniti nello stesso posto, tutti per lo stesso motivo, è qualcosa di forte e unico. Nonostante tutte le difficoltà siamo riusciti a trovare la pace e a fare ritorno a casa senza problemi seri. Se potessi descrivere questo giubileo in 3 parole, sarebbero Pace, Speranza e Coraggio.

Letizia

Volevo condividere con tutti la meraviglia che arde sempre di più dentro di me dopo questa esperienza. Quando sono partita per questa esperienza ero spaventata perché sapevo che ci saremmo dovuti adattare in qualsiasi modo possibile alle condizioni che le situazioni ci richiedevano, e io non essendo abituata a questo tipo di cose ero un po’ preoccupata, ma ero comunque consapevole del fatto che non valeva la pena rinunciare a un’esperienza del genere solo per un po’ di paura. 

Quando arrivammo mi resi conto veramente di non essere per nulla a mio agio in quel posto e in quelle condizioni, dormendo per terra, con i bagni sporchi, camminando tutto il giorno. poi però durante i momenti di preghiera ho realizzato a quanto ne valesse la pena vivere in quelle condizioni per dio, dopo tutto quello che lui ha fatto per me era il minimo per lui questo. Questi sacrifici erano solamente un piccolo passo per iniziare poi a seguirlo completamente. 

Ho passato gran parte della vita a non sopportare i momenti di preghiera, le messe e tutto ciò che riguardava dio. non trovavo mai il senso nel fare nulla, mi sembrava tutto inutile perché tutti sentivano qualcosa e io mai nulla. facevo tutto in maniera forzata, senza mai sentire nulla di tutto quello di cui raccontavano e testimoniavano gli altri. E continuavo a vivere la mia vita con un vuoto nel petto inconsapevole del fatto che solo dio era in grado di colmarlo. Poi in un momento difficile della mia vita dio ha bussato alla mia porta e io ho fatto la cosa migliore della mia vita: gli ho aperto. ed è l’unica cosa di cui non mi pentirò mai. Durante il giubileo  ho notato quanto io amassi fare le messe e i momenti di preghiera. Vivevo le mie giornate aspettando di pregare. Volevo fare solo quello e nonostante tutti i tantissimi momenti di adorazione e preghiera non mi sembrava mai abbastanza. Volevo che non finissero mai e durante la prima adorazione fatta con lo YAI in quella meravigliosa atmosfera, ho pianto. Una cosa che potrebbe sembrare di per sé banale ma per me significa tantissimo. Per me piangere è una cosa rara e meravigliosa, perché sono una persona che ha sempre sfogato tutto in altri modi facendo molto fatica nel piangere, eppure durante il giubileo ho fatto solo questo. 

Ma non era un pianto di tristezza, era un pianto di gioia, di gratitudine, di felicità per la persona che sono diventata e per tutte le meravigliose cose e persone che mi circondano nella mia vita e che Dio mi ha donato. Ero e sono tutt’ora così felice che é inspiegabile a parole. Poi sempre durante la preghiera ho avuto numerosi segni e conferme, ma la più bella di tutte è stata la consapevolezza che Dio mi ama. L’ho sentito dentro di me più forte che mai e numerose persone me l’hanno ripetuto, e non c’è assolutamente nulla di meglio. Sono felice e fiera di aver vissuto tutto questo con la mia persona preferita (mia sorella) e tante altre persone a cui voglio un gran bene. Grazie Dio.

Benedetta M.

Con la parola di San Paolo sulla speranza che non delude, che già mi risuonava dentro, sono partita per Roma abbastanza assetata di risposte e si è svelata per me una fondamentale tappa di scoperta della fede.

Ho visto il Signore non solo nei momenti di preghiera ma nei volti dei miei coetanei immersi nel caos di Roma, poco predisposta ad accoglierci e che ci ha dato filo da torcere in stanchezza, ma una stanchezza che non ci ha fermato e sono certa che tutt’ora chi si sta risvegliando nella comodità del proprio letto un po’ rimpiange quel sacco a pelo sbattuto a terra nella polvere.

Ho sentito forte la presenza del Signore durante lo YAI, perché ha introdotto in me una nuova consapevolezza.
Dopo aver ascoltato testimonianze di vita e di riscatto è stato chiesto a noi lì presenti di perdonare chi ci ha deluso, ho voluto scavare a fondo nel mio cuore e ho pronunciato quei nomi che nella mia prima adolescenza hanno negativamente plasmato il mio carattere, anche se con un senso di disprezzo, ho chiesto al Signore di aiutarmi a perdonare chi nel mio passato mi ha fatto cadere in una profonda depressione.
Così, io che ho sempre odiato l’inglese ho lodato attraverso canti di cui non conoscevo nemmeno le parole, perché lo Spirito era lì forte e presente.
Poi, come se il Signore volesse dirmi “questo è il tuo riscatto”, mi son chiesta: “come hai fatto a farmi arrivare fino a qui, in mezzo a queste persone?” e mi sono sentita infinitamente grata.

Nei giorni seguenti mi sono trovata nella condizione di portare la mia esperienza ad una ragazza che quel giorno compiva 16 anni. Mi stava confidando di non essere molto contenta, che dai suoi 13 anni desiderava non esserci più.
La speranza che ho sentito di darle è che anche io ai miei 13 volevo sparire ma ciò non è successo. “E sai quando mi sono risvegliata?” le ho detto “ai miei sedici” quando sono andata in Terra Santa e ho avuto il mio primo incontro con Gesù.
E Il Signore tutt’oggi mi sta lavorando. Sono arrivata adesso ai miei 22 e ho ricevuto la grazia dell’effusione.
Mi sono detta pensa cosa fa Gesù in un primo incontro se poi scegliamo di pregarlo quotidianamente, scegliamo di affidarci a lui e metterlo al primo posto.

Durante la veglia a Tor Vergata Papa Leone ha pronunciato le parole di San Giovanni Paolo II che nel Giubileo nel 2000 già diceva “É Gesù che cercate quando sognate la felicità… É lui la bellezza che tanto vi attrae, che provoca quella sete di radicalità che non mi permette di adattarvi al compromesso…”
Questa parola “compromesso” mi ha scosso molto, perché poco tempo fa ho dovuto compiere delle scelte che mi hanno fatto allontanare da certe persone, da cui ero emotivamente dipendente, ed erano per me il compromesso di una vita a metà. Ho infatti capito che Gesù ci conduce alla felicità perché lui solo ci completa e non ci fa accontentare di nulla.

Allora tornata a casa, al mio risveglio dopo il viaggio, pregando ho maturato nel cuore questa lode:
Lode Gloria a te Signore perché veramente hai realizzato in me la tua promessa, nella mia reale conversione, di ricevere nel cuore la Speranza, ovvero quella che mi redime perché strumento di salvezza, che mi aiuta ad aggirare le difficoltà, soprattutto quelle psicologiche e permette di sentire la vera gioia, perché pongo te al primo posto.
Mi hai chiesto di seguirti, di lasciarmi plasmare, di cambiare il mio modo di pensare, pregare, la mia vita quotidiana, il modo che ho di parlare di te e di stare alla tua presenza. Affinché potessi staccarmi dalle catene che non mi facevano vedere un futuro del quale potessi essere realmente Benedetta nella sua pienezza.
In questo Giubileo mi hai dato un senso di grande famiglia perché siamo partiti in 20 e ci siamo ritrovati un milione e mezzo.
Mi hai mostrato che la mia tribolazione mi redime e che vivere in te e tutto questo: è l’emozione di milioni di giovani, sporchi, stanchi, che cantano e lodano il tuo nome, ballano pestando via le loro fatiche nella polvere di Tor Vergata.
Grazie perché hai ridato colore e suono alla mia vita come il colore delle bandiere di tutto il mondo che sventolano all’ingresso di San Pietro e il suono dei canti in tutte le lingue.
È per mezzo della fiducia in te, anche quando non capiamo tutto, che tu agisci.
Ed è questo lo scopo di evangelizzazione che hai affidato alla tua gioventú, ovvero portare questa verità, soprattutto a coloro che di speranza non ne hanno, come chi soffre la depressione, l’ansia, i disturbi alimentari e tutte quelle patologie che portano al “non vedersi” e al non vedere un avvenire; E per tutti quei giovani che sentono forte il peso della guerra, del cambiamento climatico, dei diritti mancanti delle persone, di un mondo che non comprende e si sentono dimenticati.
Così, tornando tutti nei nostri Paesi, trasciniamo con noi questo messaggio d’amore che è la vita in te.